Cosa sono i Gist

La parola GIST è un acronimo che deriva dall’inglese “gastrointestinal stromal tumor” e significa tumore stromale gastrointestinale.

I GIST rappresentano solo lo 0,2% di tutte le neoplasie del tratto gastrointestinale, pur essendo la forma mesenchimale più comune del tubo digerente derivante dalle cellule interstiziali di Cajal (ICC) del plesso mioenterico. Hanno un’incidenza è pari a 1-1,5 nuovi casi/100.000 abitanti/all’anno, con un’età media di insorgenza intorno ai 50-60 anni. Più raramente insorgono nel contesto di forme sindromiche, come la neurofibromatosi di tipo I, la Sindrome di Carney e la Sindrome di Carney-Stratakis.

Le sedi di origine più comuni sono lo stomaco (50%) ed il piccolo intestino (25%), seguite dal colon (10%), il mesentere (7%), l'esofago (5%) e il retto (5%). La sede più frequente di metastasi è il fegato (65%), seguito dal peritoneo (20%), mentre molto più rare sono le localizzazioni a livello linfonodale (6%), scheletrico (6%) o polmonare (2%).

Dal punto di vista anatomo-patologico i GIST sono caratterizzati da morfologia a cellule fusate, epitelioidi o miste, e dalla positività immunoistochimica per KIT (CD117) e/o DOG1 in circa il 95% dei casi. Dal punto di vista molecolare il 75% dei GIST presenta mutazioni attivanti del proto-oncogene KIT (esoni 11, 8, 9, 13, 14 e 17), mentre il 5-10% dei casi presenta mutazioni attivanti di PDGFRA (esoni 18, 12, 14). Il restante 10% dei GIST non mostra mutazioni né a KIT né a PDGFRA e viene così definito GIST wild-type (WT). Tale sottogruppo risulta estremamente eterogeneo sotto il profilo biologico e clinico, per la presenza di ulteriori eventi molecolari tra cui l’alterazione a carico del complesso SDH, tipica dei GIST infantili e del giovane adulto.

Nella pratica clinica l’analisi molecolare gioca un ruolo predittivo di risposta al trattamento e permette di identificare quei pazienti primariamente resistenti ad imatinib (mutazione D842V di PDGFRA) o che necessitano di un raddoppio del dosaggio di imatinib in caso di malattia avanzata (mutazione dell’esone 9 di KIT).

I principali fattori prognostici riconosciuti, indispensabili per la definizione della classe di rischio di recidiva, sono la sede e le dimensioni del tumore primitivo, la conta mitotica, e la presenza di rottura della capsula.

Il trattamento standard per i GIST localizzati ed operabili è rappresentato dalla chirurgia, a cui può seguire un trattamento adiuvante a base di imatinib della durata di tre anni, nei casi ad alto rischio di recidiva. Nelle forse localmente avanzate o a partenza da sedi critiche, quali l’esofago e il retto, deve essere considerata una terapia pre-operatoria ad intento citoriduttivo con imatinib, riservando la chirurgia dopo 6-12 mesi di trattamento, dopo raggiungimento della massima risposta.

Il trattamento dei GIST avanzati o metastatici è principalmente medico, e si avvale dei seguenti farmaci inibitori tirosin chinasici orali (TKI): imatinib (400mg e 800mg), sunitinib (37,5mg), regorafenib. Trattamenti loco-regionali, come la chirurgia e la radiofrequenza, possono essere considerati in casi selezionati e discussi in ambito multi-disciplinare.